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Cittadini Illustri

I Colonna Romano sono una delle più antiche famiglie nobili del regno di Sicilia.
Di questa famiglia si sono occupati i maggiori araldisti e genealogisti italiani, i quali hanno
più o meno fantasticato sulle sue origini.
Secondo alcuni, essa affonderebbe le proprie radici nella Roma repubblicana ed il capostipite sarebbe stato Caio Mario, sette volte console di Roma, soprannominato “Colonna” perché avendo sottomesso i Traci e assoggettata la Libia, piantò nelle terre conquistate varie colonne in ricordo delle sue gloriose gesta.
Altri studiosi invece affermano che il progenitore sarebbe stato un certo Pietro della Colonna marchese di Camerino e duca di Spoleto.
Al di là delle teorie, i Colonna Romano cominciano a comparire nei primi documenti intorno al Mille ed erano così potenti che dalla loro stirpe nacque una sfilza infinita di santi, beati, papi, cardinali, vescovi ecc..
La famiglia si divise in vari rami a Roma, Napoli ed in Sicilia dove fu trapiantata da Federico Colonna, soprannominato “Romano” per la sua patria d’origine, trasferitosi nell’isola al seguito del fratello Giovanni, arcivescovo di Messina, nel 1255.
Da quest’ultimo discesero i vari rami della famiglia che si diramarono a Messina, Palermo,
Caltagirone, Noto, Polizzi, Alcamo.
Tra i personaggi più famosi citiamo Tommaso Colonna che, sedata una rivolta a Messina, ottenne dal re Martino la terra ed il castello di Fiumedinisi nel 1392.
Nel XV secolo i baroni di Cesarò e di Fiumedinisi si fusero in un unico ramo e nel 1694 Calogero Gabriele Colonna, figlio di Tommaso, ottenne il riconoscimento di duca di Cesarò. Egli fu uno dei più cospicui titolari della Palermo barocca, possedeva un magnifico palazzo sul Cassaro, la principale via di Palermo, ed una splendida villa.
Tra le sue numerosissime baronie vi erano i feudi di Giancascio e Realturco, nel primo dei quali oggi sorge il nostro amato paese.
Detti feudi furono acquistati intorno al 1650 da Giovanni Antonio Joppolo, il quale donò i suoi possedimenti alla sua unica figlia Rosalia, sposa di Calogero Gabriele Colonna Romano.
I nobili coniugi nel 1696 fecero costruire nel feudo di Giancascio ben 87 case e chiamarono suddetto feudo Joppolo, dal cognome della duchessa.
Dalla coppia nacque Giovanni Antonio Colonna Joppolo, che il 10 gennaio 1724 sposò Anna Eleonora Branciforti. Egli erediterà i feudi del padre Calogero Gabriele ma, in seguito alla morte prematura della moglie, cederà i suoi titoli al figlio Calogero Gabriele Colonna Branciforti.
Alla morte di quest’ultimo duca, la baronia passerà prima a Giovanni Antonio Colonna Ventimiglia, successivamente a Calogero Gabriele Colonna Requesens, il quale sposerà nel 1806 Girolama Filangeri, donna energica e tenace che riuscì a salvare l’intero patrimonio dei Colonna che rischiava di andare in fumo a causa di una cattiva gestione.
Intorno al 1850 la baronia dello Stato di Joppolo passa al figlio Giovanni Antonio Colonna Filangeri (nato il 19 settembre 1819) sotto la supervisione della madre.
Partecipò ai moti del 1860 e venne incarcerato con il giovane figlio Calogero Gabriele.
Fu prefetto di Bergamo dal 1862 al 1864. Morì a Palermo il 24 gennaio 1869.
Dopo la sua morte, i feudi passarono al figlio Calogero Gabriele Colonna (nato il 30 aprile 1841) il quale nel 1876 si sposò con Emmelina Sonnino. Amava la politica e fu un patriota fervente.
Fu incarcerato e torturato dagli sgherri borbonici e dopo la liberazione (avvenuta ad opera dei garibaldini) si batté per l’annessione della Sicilia al regno di Vittorio Emanuele.
Morì a Livorno l’8 luglio del 1878 a soli 37 anni.
Ed ecco l’ ultimo duca di Cesarò: Giovanni Antonio Colonna nato il 22 gennaio 1878.
Figlio di Calogero Gabriele rimase orfano ad appena sei mesi.
Fu eletto deputato nel 1909 nei collegi di Francavilla di Sicilia, Messina e Catania.
Fu consigliere comunale di Palermo e consigliere provinciale di Agrigento.
Fu nominato, il 31 ottobre del 1922, ministro delle Poste del governo fascista.
Ma quando si accorse della natura totalitaria e violenta del regime, si dimise dalla carica di ministro. A causa delle dimissioni fu considerato un traditore dai fascisti i quali lo inserirono nella lista di coloro che bisognava espellere dal Parlamento così il 26 novembre 1926 la Camera lo dichiarò decaduto assieme ad altri uomini che hanno operato per la costruzione della nuova Italia: Antonio Gramsci, A. De Gasperi ecc.
Morì a Roma nel 1940.
La sua salma verrà trasportata a Joppolo Giancaxio e seppellita nella cappella del castello.
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